Certificare il certificato che certifica la certificazione

Il titolo volutamente provocatorio richiama l’attenzione su una questione, che per l’Italia o meglio per gli italiani possiamo definire un problema, ovvero la “sindrome da certificato“.

In base alle continue richieste che ci pervengono, ai contenuti dei commenti sui nostri blog, ai testi delle mail che riceviamo ed a ciò che ci viene detto durante le telefonate, sembra che l’unico modo che molti imprenditori pensano esista per soddisfare i requisiti delle direttive sulla marcatura CE, sia costituito dai certificati.

Basterebbe una sufficiente conoscenza del significato del termine, per comprendere che esso non può essere una garanzia di sicurezza per molti esemplari, infatti si dà “certezza” di qualcosa di specifico.

certificato s. m. [dal fr. certificat, che è dal lat. mediev. certificatum, part. pass. neutro sostantivato del lat. certificare: v. certificare]. – Dichiarazione scritta, rilasciata da una pubblica autorità o anche, in casi specifici, da un privato, con cui si manifesta la conoscenza dell’esistenza o della verità di un fatto o si esprime il risultato di una valutazione: c. del medico o c. medico; c. del sindaco, del ministero, dell’Ufficio delle imposte, del Comune, ecc.; chiedere, rilasciare… da vocabolario Treccani

Come si concilia un documento così come descritto dal vocabolario (non da noi) con la garanzia che la produzione di serie è sicura? Non si concilia, non c’entra nulla e c’è pure scritto sui certificati seri: questo documento è relativo solo al prodotto testato, non dice nulla sulla produzione di serie.

Allora perché molti si affannano dietro ai certificati?

Quelli che li vendono, per ovvie ragioni e quelli che li acquistano?

Perché sono stupidi? No, non  mi sembra che gli italiani siano stupidi, ma se per secoli ci hanno abituato a pensare che solo ciò che “dice” l’autorità costituita è valido, mentre tutto ciò che dice o scrive il comune cittadino è stato considerato  privo di qualsiasi importanza, allora è una logica conseguenza pensare che, solo un documento rilasciato e firmato da altri sia utile, per dimostrare una cosa che in realtà, solo noi (produttori) possiamo affermare con certezza.

In Italia abbiamo considerato un rivoluzione copernicana il fatto di poter autocertificare  la nostra data di nascita o il luogo di residenza, esiste tutt’ora il “certificato di esistenza in vita” nel quale un impiegato comunale scrive, dietro pagamento di un diritto di segreteria, che sono vivo.

Per queste ragioni e non certo per colpa nostra, non concepiamo che possano esistere delle leggi (le direttive europee), che affermano, che il costruttore e solo il costruttore, è colui che può e deve garantire la sua produzione nei confronti del mercato, che quando chiedono (le direttive) dei certificati, lo fanno solo per dire al produttore, che deve far eseguire un controllo che è utile solo a lui e che lo deve fare per poter aver anche un parere esterno, che però riguarda sempre e solo un campione.

Naturalmente di fronte a questo dato di fatto possono mancare gli immancabili “furbetti del quartierino” che cercano di approfittare della situazione, quando mai? Quelli non ce li facciamo mancare MAI, ma proprio MAI.

Ecco quindi un proliferare di venditori di certificati, che terrorizzano psicologicamente i produttori, molto più interessati a produrre che ai testi di legge, e che quando sentono parlare di certificati, vengono riportati immediatamente al medioevo.

Questi “furbetti” non sono tecnici, sono solo furfanti che non raccontano la verità, che non spiegano nulla, usano tante parole senza spiegare il concetto, parlano di norme anziché di leggi, confondono l’obbligatorio con il volontario e viceversa e lo fanno a ragion veduta, per loro la confusione significa “reddito“.

Concludo con un appello: quando sentite la parola certificato, e tutte le possibili declinazioni, raddrizzate le antenne, fatte scattare il Vostro senso di sopravvivenza sociale, chiedete che Vi mettano per iscritto ciò che Vi dicono e sarete salvi.

Tutti Voi avrete ricevuto delle telefonate da parte di associazioni di : Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, ecc. che Vi proponevano. con discorsi più o meno chiari e con significati ambigui, di sottoscrivere un abbonamento. Le suddette autorità sono serie e non fanno questi imbrogli e la Vostra difesa è semplice, solo 4 parole: mi mandi un fax. Problema risolto, la zecca Vi molla all’istante! Fate lo stesso con i venditori di certificati: mi scriva tutto e firmi.

Qualcuno diceva: provare per credere! Lo prendo a prestito: provare per credere! Poi inviatemi un commento. Grazie

ing. Carraro

 

 

 

 

 

 

Nuova edizione della direttiva Bassa Tensione

Il presente articolo ha solo lo scopo di informare che è stata pubblicata la nuova direttiva Bassa Tensione, il suo numero è 2014/35/UE e fino al 20 Aprile 2016 conviverà con la direttiva attuale.

Come per la precedente e per molte altre direttive, essa non prevede l’obbligo di rivolgersi ad Organismi Notificati per eseguire certificati di sorta, che potranno essere eseguiti su base volontaria, ribadiamo VOLONTARIA,  a beneficio di tutti coloro che ritengono che i certificati siano la soluzione a tutti gli obblighi di marcatura CE e di quelli che ne fanno merce da acquistare obbligatoriamente.

Vi invitiamo a leggerla ed a metterla in pratica.