Come sarà possibile?

Come sarà possibile che i consumatori si sentano sicuri se le autorità di controllo non sono in grado di controllare nulla ed anzi si dimostrano più ignoranti dell’immaginabile?

Giorni fa siamo stati contattati da un graduato della Guardia di Finanza, che ci ha prospettato questa situazione:

  • loro, la GdF, hanno sequestrato in un magazzino, molti  materiali che apparivano già nella documentazione, non conformi alle direttive che li disciplinano
  • il giudice ha  convalidato il sequestro, ma in un momento successivo ha eliminato la componente penale del reato, mantenendo solo la parte amministrativa
  • durante un controllo richiesto ad un funzionario della Camera di Commercio, costui ha affermato, che nessuno degli oggetti sequestrati aveva l’obbligo di marcatura CE (erano prodotti elettrici/elettronici, tutti soggetti come minimo alla direttiva RoHS, che impone la marcatura CE)

Quindi, dopo il lavoro corretto ed utile dei finanzieri, sono arrivati due soggetti, che in teoria dovrebbero saperne di più, ed hanno annullato il lavoro, degli unici che hanno dimostrato di conoscere il loro dovere.

Il primo non conosceva il codice del consumo, che dichiara reato penale la vendita di un prodotto di cui non si possa dimostrare la non pericolosità, il secondo non aveva mai letto una sola direttiva in merito alla marcatura CE.

Se questo fosse un caso isolato, sarebbe solo la cronaca di un mal funzionamento del sistema giudiziario, ma siccome questa è cronaca quotidiana, ci chiediamo, come sarà possibile avere fiducia in ciò che acquistiamo e nei controlli di sicurezza sui prodotti? La risposta è semplice:- non sarà possibile.

 

Nuove regole per i dispositivi medici

Il Regolamento europeo 2017/745/UE è entrato in vigore e fino al 2020 coesisterà con la direttiva 93/42/CE, disciplinando i dispositivi medici, che dal 2020 dovranno necessariamente rispettare solo il Regolamento.

Questa nuova legge europea, che non necessita, come invece le direttiva, di essere recepita dai singoli stati, introduce importanti novità e chiarisce alcuni punti che nella direttiva non erano sufficientemente spiegati.

Gli aspetti informatici e legati alle nuove tecnologie sono spiegati in modo chiaro ed esaustivo, almeno per la situazione attuale, ma è prevedibile che l’evoluzione informatica imporrà nuove e successive integrazioni.

Si uniforma a livello europeo, ed era tempo, un registro dei produttori e dei prodotti, però non esiste ancora la codifica da utilizzare per l’identificazione univoca dei prodotti, questa verrà preparata in seguito e ciò non è una buona cosa, perchè le marcature CE non saranno complete, secondo il nuovo Regolamento, mancando di questo codice.

Il Regolamento 745 introduce una novità importante, rappresentata dalla necessità per i fabbricante di gestire in modo continuativo il fascicolo tecnico. Non basterà più redigere il fascicolo tecnico completo e tenerlo a disposizione delle autorità, ma sarà necessario che esso sia gestito e controllato in modo continuativo, con frequenza dipendente da vari fattori, da un soggetto che ne abbia le capacità professionali e che potrà essere interno o esterno all’azienda.

Naturalmente non è possibile in un breve articolo, illustrare un Regolamento di centinaia di pagine, ma molte cose sono rimaste le medesime della precedente direttiva ed in ogni caso la nostra società è a disposizione per fornire come sempre assistenza e consulenza per gli operatori del settore.

 

Europa si, Europa no.

Spesso si sente parlare nei dibattiti televisivi di Europa, di tutti i problemi che derivano dallo stare assieme in molti Paesi, dai condizionamenti e dai diktat, che arrivano dal governo centrale europeo, senza poi verificare se davvero queste “imposizioni” vengano effettivamente rispettate.

Quello che non viene mai messo in evidenza, è ciò che di positivo è venuto ai cittadini europei, cioè a tutti noi, dall’essere all’interno di una sola comunità.

Conoscono abbastanza bene la preparazione dei nostri politici e politicanti, per evitare di entrare nel merito delle varie prese di posizione, pro e contro, so per certo che la maggioranza e non solo dei politici, parla per sentito dire e se capita anche in un ambito tecnico, come la marcatura CE, si può pensare cosa possa succedere in ambiti più squisitamente politici.

Non è compito di questo blog entrare in questi ambiti, ma avendo la possibilità di conoscere le legislazioni dei vari Paesi extra UE in merito alla sicurezza, dalla Russia agli USA, tanto per citarne due tra i più grandi, possiamo confrontare quale sia il livello di attenzione dedicato alla sicurezza ed alla salute dei cittadini.

In relazione alla sicurezza ed alla salute pubblica, la legislazione europea è certamente la più avanzata, la più articolata, la più chiara e la più logica, se poi sia anche efficace dipende esclusivamente dal grado di maturità dei cittadini europei, sia che essi sia i consumatori o utenti finali, sia che siano i soggetti obbligati a rispettare le regole di sicurezza nel loro lavoro.

Le leggi sulla marcatura CE, dei prodotti e quelle che più in generale regolano la sicurezza dei prodotti e dei servizi destinati a tutti noi, sono chiare, non essendo state scritte da soliti legulei italici, sono facilmente applicabili e basate tutte sull’applicazione del buon senso, oltre che su regole definite.

Dimenticare tutto ciò e prendere posizione pro o contro, per semplice calcolo elettorale, mi sembra tipico del modo di fare italico.

Pensare, che uscendo dall’Europa la nostra economia sarebbe meno soggetta al potere finanziario, o pensare che ce ne sia di più solo perchè stiamo in Europa, può servire per un dibattito televisivo, ma non nella vita reale.

Nella vita reale, dove non conta lo spread, ma ciò che acquistiamo prodotti tutti i giorni, è importante (o meglio lo sarebbe se le leggi fossero rispettate), non trovarsi con giocattoli tossici, o dispositivi medici inadeguati, lampade dalle quali si può prendere la scossa, macchine da lavoro che mettono a rischio la vita degli operai e molto altro.

L’Europa, piano piano, con la velocità degli ultimi, sta cambiando il nostro modo di percepire e pretendere la nostra sicurezza e se le cose non vanno più veloci, non dipende certo dalla mancanza delle regole o dalla loro chiarezza, ma dal fatto che chi le deve rispettare (i produttori e gli importatori), chi le deve far rispettare (tutte le autorità di controllo), chi deve pretenderne il rispetto (tutti noi), non le conosce o non le conosce abbastanza.

Molti “addetti” ai lavori, parlano per sentito dire, molti rappresentanti delle autorità, si rivolgono a noi per sapere come farle applicare (ci fa piacere, ma è assurdo), molti cittadini continuano a “brontolare“, perchè ad esempio mancano le istruzioni in italiano e non sanno, che sono più di 15 anni che questo è un obbligo di legge.

L’Europa ci può essere di grande aiuto, ma si muove in base ad un principio, che all’italico popolo è sempre stato indigesto: ognuno si prende la responsabilità di ciò che fa, senza possibilità di cercare scuse o paraventi.

Scuse e paraventi, che per molti produttori o importatori si chiamano “certificati“, documenti utilizzati con finalità diverse dal loro scopo originale, ovvero anziché rappresentare una conferma che un campione ha superato i test e nulla più,  si crede e si vuol fare credere, che siano la dimostrazione che tutto va bene e che se lo dice “l’Ente Notificato” il consumatore può star tranquillo. Ecco che il politichese entra anche nelle questioni tecniche e sfrutta sempre solo una cosa, l’ignoranza, a volte comprensibile, a volte colpevole, di chi ascolta.

Prima di esprimere valutazioni basate sul nulla, sarebbe opportuno informarsi, SEMPRE.

I dialoghi dell’assurdo, ovvero solo lo stupito parla di cose che non conosce.

Ci ha contattato un architetto per farci delle richieste di chiarimento tecnico.

Un suo cliente, artigiano carpentiere, avendo costruito un cancello meccanizzato, ha avuto la richiesta dal committente di avere la marcatura CE.

In realtà tale richiesta non doveva neppure esserci, dato che il carpentiere doveva fare la marcatura CE senza che nessuno la richiedesse.

Le fatture devono essere fatte senza che le chieda il cliente, ed allo stesso modo la marcatura CE, è semplicemente un obbligo per chi realizza il prodotto.

Abbiamo spiegato a questo architetto che appunto per i cancelli e per tutti i prodotti da costruzione, esiste l’obbligo della marcatura CE.

L’architetto ha obiettato che il costruttore è un artigiano e quindi non è soggetto all’obbligo di marcatura CE (sic!)

Abbiamo riaffermato che i prodotti da costruzione, che sono disciplinati da norme armonizzate DEVONO essere marcati CE.

Allora lui ha fatto la chiusura ad effetto:- ma allora anche tutti gli infissi che io faccio installare sulle costruzioni che progetto, devono essere marcate CE! Lasciando intendere che era un’assurdità.

Meglio non aggiungere altro, la prossima volta a “personaggi” del genere, daremo subito ragione.

Abbiamo fatto così anche con quel tecnico che insisteva nel dire che era corretto fare le perizie asseverate (che faceva lui) per affermare la conformità delle macchine e poi non sapeva distinguere tra bassa e bassissima tensione, gli abbiamo detto che aveva ragione.

Certificare il certificato che certifica la certificazione

Il titolo volutamente provocatorio richiama l’attenzione su una questione, che per l’Italia o meglio per gli italiani possiamo definire un problema, ovvero la “sindrome da certificato“.

In base alle continue richieste che ci pervengono, ai contenuti dei commenti sui nostri blog, ai testi delle mail che riceviamo ed a ciò che ci viene detto durante le telefonate, sembra che l’unico modo che molti imprenditori pensano esista per soddisfare i requisiti delle direttive sulla marcatura CE, sia costituito dai certificati.

Basterebbe una sufficiente conoscenza del significato del termine, per comprendere che esso non può essere una garanzia di sicurezza per molti esemplari, infatti si dà “certezza” di qualcosa di specifico.

certificato s. m. [dal fr. certificat, che è dal lat. mediev. certificatum, part. pass. neutro sostantivato del lat. certificare: v. certificare]. – Dichiarazione scritta, rilasciata da una pubblica autorità o anche, in casi specifici, da un privato, con cui si manifesta la conoscenza dell’esistenza o della verità di un fatto o si esprime il risultato di una valutazione: c. del medico o c. medico; c. del sindaco, del ministero, dell’Ufficio delle imposte, del Comune, ecc.; chiedere, rilasciare… da vocabolario Treccani

Come si concilia un documento così come descritto dal vocabolario (non da noi) con la garanzia che la produzione di serie è sicura? Non si concilia, non c’entra nulla e c’è pure scritto sui certificati seri: questo documento è relativo solo al prodotto testato, non dice nulla sulla produzione di serie.

Allora perché molti si affannano dietro ai certificati?

Quelli che li vendono, per ovvie ragioni e quelli che li acquistano?

Perché sono stupidi? No, non  mi sembra che gli italiani siano stupidi, ma se per secoli ci hanno abituato a pensare che solo ciò che “dice” l’autorità costituita è valido, mentre tutto ciò che dice o scrive il comune cittadino è stato considerato  privo di qualsiasi importanza, allora è una logica conseguenza pensare che, solo un documento rilasciato e firmato da altri sia utile, per dimostrare una cosa che in realtà, solo noi (produttori) possiamo affermare con certezza.

In Italia abbiamo considerato un rivoluzione copernicana il fatto di poter autocertificare  la nostra data di nascita o il luogo di residenza, esiste tutt’ora il “certificato di esistenza in vita” nel quale un impiegato comunale scrive, dietro pagamento di un diritto di segreteria, che sono vivo.

Per queste ragioni e non certo per colpa nostra, non concepiamo che possano esistere delle leggi (le direttive europee), che affermano, che il costruttore e solo il costruttore, è colui che può e deve garantire la sua produzione nei confronti del mercato, che quando chiedono (le direttive) dei certificati, lo fanno solo per dire al produttore, che deve far eseguire un controllo che è utile solo a lui e che lo deve fare per poter aver anche un parere esterno, che però riguarda sempre e solo un campione.

Naturalmente di fronte a questo dato di fatto possono mancare gli immancabili “furbetti del quartierino” che cercano di approfittare della situazione, quando mai? Quelli non ce li facciamo mancare MAI, ma proprio MAI.

Ecco quindi un proliferare di venditori di certificati, che terrorizzano psicologicamente i produttori, molto più interessati a produrre che ai testi di legge, e che quando sentono parlare di certificati, vengono riportati immediatamente al medioevo.

Questi “furbetti” non sono tecnici, sono solo furfanti che non raccontano la verità, che non spiegano nulla, usano tante parole senza spiegare il concetto, parlano di norme anziché di leggi, confondono l’obbligatorio con il volontario e viceversa e lo fanno a ragion veduta, per loro la confusione significa “reddito“.

Concludo con un appello: quando sentite la parola certificato, e tutte le possibili declinazioni, raddrizzate le antenne, fatte scattare il Vostro senso di sopravvivenza sociale, chiedete che Vi mettano per iscritto ciò che Vi dicono e sarete salvi.

Tutti Voi avrete ricevuto delle telefonate da parte di associazioni di : Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, ecc. che Vi proponevano. con discorsi più o meno chiari e con significati ambigui, di sottoscrivere un abbonamento. Le suddette autorità sono serie e non fanno questi imbrogli e la Vostra difesa è semplice, solo 4 parole: mi mandi un fax. Problema risolto, la zecca Vi molla all’istante! Fate lo stesso con i venditori di certificati: mi scriva tutto e firmi.

Qualcuno diceva: provare per credere! Lo prendo a prestito: provare per credere! Poi inviatemi un commento. Grazie

 

 

 

 

 

 

 

Nuova edizione della direttiva Bassa Tensione

Il presente articolo ha solo lo scopo di informare che è stata pubblicata la nuova direttiva Bassa Tensione, il suo numero è 2014/35/UE e fino al 20 Aprile 2016 conviverà con la direttiva attuale.

Come per la precedente e per molte altre direttive, essa non prevede l’obbligo di rivolgersi ad Organismi Notificati per eseguire certificati di sorta, che potranno essere eseguiti su base volontaria, ribadiamo VOLONTARIA,  a beneficio di tutti coloro che ritengono che i certificati siano la soluzione a tutti gli obblighi di marcatura CE e di quelli che ne fanno merce da acquistare obbligatoriamente.

Vi invitiamo a leggerla ed a metterla in pratica.

La crisi del calcio o il calcio della crisi?

campionati mondiali di calcio del Brasile dimostrano, come già era successo in parte con quelli del Sud Africa, che c’è una stretta correlazione tra il calcio ed in genere tutti gli sports e la situazione economica mondiale.

La virtualizzazione di gran parte dell’economia mondiale ci ha portato ad una situazione nella quale il 95% degli scambi riguardano i prodotti finanziari mentre solo il rimanente 5% riguarda le aziende produttive.

Sentiamo quotidianamente parlare di quotazioni strabilianti per socialnetwork come Facebook, o altre cose similari, dove il contenuto economico se non impalpabile è inesistente, evidentemente perchè c’è qualcuno che attribuisce loro un valore.

Possiamo affermare senza molti dubbi che oggi sia la finanza che tiene in mano le sorti del mondo ed è chiaro che la crisi nasce proprio dal fatto che creare valore dal nulla è solo un’illusione, che però sembra reale se ci credono in molti.

Le banche ad esempio possono creare denaro dal nulla e non solo perchè stampano su carta dei numeri e poi li chiamano soldi e li fanno pagare agli Stati, ma anche perchè a fronte di un deposito di 1.000 €  esse possono prestarne 10.000 che poi saranno regolarmente restituiti con interessi e costi.

Questa enorme disponibilità di denaro, la globalizzazione non solo economica, l’eliminazione dei vincoli sulle assunzioni di personale (i giocatori sono lavoratori) ha fatto si che le società sportive delle nazioni ricche potessero acquisire i giocatori in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi poveri.

Quindi in Europa giocano i più bravi giocatori del mondo e siccome il talento deve essere sempre accompagnato allo spirito di sacrificio, i giocatori provenienti dall’Africa o dall’America latina sono disposti a “correre” più di quelli europei ed hanno quindi una grandissima presenza nei nostri campionati.

Quando però ognuno deve giocare per il proprio Paese, essi se ne tornano in patria e ce li troviamo immancabilmente contro, scoprendo che i nostri talenti, poco possono senza il supporto di questi fuori classe con i quali giocano normalmente nei campionati europei.

Potrebbe essere una caso che l’Italia sia stata eliminata al primo turno sia nel 2010 che nel 2014, ma ora i casi riguardano;  Spagna, Inghilterra, Grecia, Francia e Portogallo salvati in extremis. La Germania si salva anche perchè è la locomotiva europea e quindi qualche vantaggio ce l’ha.

Pensare che la disponibilità di denaro risolva sempre tutto è una convinzione degli uomini “moderni“, per i quali l’impegno ed il sacrificio sono cose per i “polli“, solo i furbi che sanno giostrarsi tra alchimie contabili e finanziarie possono primeggiare.

La situazione del calcio e non solo dimostra che la realtà “reale” e non quella virtuale, è diversa e che senza contenuto, nessun contenitore, per quanto bello ed appariscente, ha significato, si corre con le gambe non con il mouse e per giocare servono testa e piedi.

La soluzione di questi problemi, che certo noi non vedremo, passa prima di tutto dalla corretta analisi della situazione, dalla presa d’atto che se “il re è nudo” non possiamo fingere il contrario e poi dovremo iniziare a pensare alle soluzioni.

Tutte quelle di cui si parla oggi sono fantasie che sperano che un’aspirina possa curare un tumore ormai in metastasi, parlare di soluzioni per la nostra  occupazione senza accertarne ed accettarne le cause, significa parlare a vuoto, ben consapevoli che chi il lavoro ce l’ha, non ascolta e chi non ce l’ha, spera, senza dare peso alle promesse politiche che quasi sempre rimangono tali.

Le soluzioni vere passano necessariamente dall’implosione del sistema che avrà creato una mole talmente grande di ricchezza  fasulla, da non sapere più che farne ed avere perso la capacità di riconoscere il valore vero delle cose, quando si comprenderà che il grano non è destinato a diventare combustibile per le auto, ma ha il suo obiettivo principale nello sfamare le persone, quando si tornerà al contatto con le persone per parlare e non sarà più indispensabile la mediazione informatica.

Allora si giocherà anche il calcio in modo diverso, per fare sport e non per fare soldi, ma tutto questo accadrà forse tra tanto, tanto tempo, per ora possiamo solo goderci il calcio dei poveri, perchè i ricchi sono troppo impegnati a fare i soldi.

Onesti o imbroglioni?

Ritengo che questo dilemma passi spesso per la testa alle persone oneste (gli imbroglioni non hanno dubbi) quando si trovano di fronte a clienti che pervicacemente sembrano ricercare il modo più complicato ed astruso per farsi imbrogliare.

Ci riferiamo in questo caso a tutti coloro (la maggioranza) che a fronte del fatto che gli si spieghi che le leggi richiedono:

  • la marcatura CE e non le prove di laboratorio
  • i certificati solo da Organismo Notificato
  • i certificati solo in alcuni specifici casi
  • il fascicolo tecnico e non delle generiche dichiarazioni
  • la responsabilità di un soggetto europeo e non di un extra europeo

si ostinano a dare ascolto a chi gli racconta fantasie, anziché documentarsi direttamente leggendo le direttive.

Ci sono sul mercato dei venditori di fumo, ma ci sono anche i compratori di fumo e sinceramente ci si trova in imbarazzo nello scoprire che sono entrambi molto impegnati nel loro ruolo.

Come si fa a credere a qualcuno che Ti promette l’immunità da qualsiasi responsabilità, se gli commissioni il certificato X o Y?

Come si può pensare che una prova su un campione, garantisca la qualità della produzione di migliaia di pezzi.

Com’è possibile affrontare una qualsiasi attività pensando onestamente che esita un modo per non assumersi alcuna responsabilità su ciò che si fa?

Allora qualche volta l’onesto viene colto da un amletico dubbio, ovvero: spiego le cose come sono scritte nelle leggi o invento anch’io delle favole, visto il successo che incontrano? Poi l’onesto, non per suo merito, ma perchè è fatto così, sceglie sempre la sua strada, ma che tristezza!

Non parliamo poi dei costi, solo due giorni fa (proprio il giorno di Pasqua) un cliente mi ha riferito che per fare la marcatura CE su delle lampade a led, gli hanno ipotizzato un costo di 30.000,00 (TRENTAMILA)  euro, e poi ci sono altri che fanno una verifica su una struttura portante per 300,00 (TRECENTO) euro, per non dire dell’implementazione dell’ISO 9001 a 900,00 euro.

Possibile che in questo Paese abbiamo perso il senso della ragione e delle dimensioni, quanto deve lavorare una persona per fare la marcatura CE di alcune lampade, un anno? Com’è possibile che un professionista progetti correttamente una struttura in 2 o 3 ore? ( i 300 euro solo lordi e comprendono oltre il 50% di tasse,più tutti i costi), cos’è un sistema di gestione se si può creare in poche ore e con alcune centinaia di fotocopie?

Comprendo la difficoltà di valutare il lavoro degli altri, quando non lo si conosce, ma il buon senso dovrebbe essere un patrimonio comune a cui attingere durante tutta la nostra vita, perchè non viene utilizzato?

 

 

 

 

 

Certificati, ma cosa sono veramente?

Sentiamo quotidianamente parlare di certificati, certificazione, in tutti i campi economici e non,  ed in particolare per quanto riguarda la sicurezza, se ne fa largo uso.

Come spesso accade, per ragioni storiche di cui preferiamo tacere, dato che non depongono a nostro (degli italiani) favore, in Italia siamo abituati a considerare il certificato come una sorta di chiave che apre qualsiasi porta, anche quella del Paradiso.

Basta dire: – Ho il certificato! che quasi ogni ostacolo viene eliminato, e diventiamo degni di credibilità e stima. Ciò che dice il certificato è vero per definizione e quindi ci concede un via libera quasi totale.

Proviamo a vedere qual’è il reale significato di un certificato in ambito “marcatura CE”.

Qualsiasi certificato emesso da un Organismo Notificato, cioè riconosciuto dalle autorità europee e quindi degno di credibilità, riporta una dicitura (purtroppo in inglese) che recita più o meno così:- Questo certificato è relativo al campione che è stato esaminato, non dice nulla in merito alla produzione di serie. Esso può essere utilizzato dal produttore (non da altri. ndr) solo in abbinamento con i documenti previsti dalla legge per la commercializzazione (in Europa questi documenti si chiamano semplicemente Marcatura CE. ndr.).

Quindi non si comprende come si possa accettare e richiedere in modo quasi compulsivo, il certificato di conformità in accompagnamento ai prodotti di serie.

Il certificato viene chiesto dai doganieri, pur non avendone alcun diritto, dalle autorità di controllo del mercato, queste si a pieno titolo, dagli importatori e dai clienti. Questa richiesta appare del tutto infondata ed inutile e sembra quasi una dichiarazione implicita della volontà di essere presi in giro.

Se il certificato, per esplicita ammissione di chi lo emette, non dice nulla sulla produzione di serie, perchè viene richiesto, qual’è l’obiettivo di tale richiesta? Noi ripetiamo sempre questa domanda e spesso il nostro interlocutore esclama tra il sorpreso ed il deluso.- Ma allora i certificati non servono a nulla! E nella voce c’è lo sgomento di chi perde una certezza quasi divina.

Non è vero che i certificati non servono a nulla o a nessuno. Sono utili ed a volte obbligatori per i PRODUTTORI che avendo un campione che ha superato i test ed un documento che lo dimostra, possono impegnarsi a produrre tutta la serie come il campione. Risulta però evidente che solo il PRODUTTORE può garantire che questo accada e lo garantisce la sua serietà ed un sistema di gestione della produzione, che sia efficace e documentabile.

Quindi se si vuole chiedere una documentazione seria, è molto meglio chiedere le procedure di controllo della produzione. questo è certamente possibile per i produttori europei, non lo è per quelli extra europei, quest’ultima considerazione ci porta a concludere che i prodotti importati, essendo privi di documenti che ne dimostrino la produzione controllata, non potrebbero essere venduti in Europa, ma questo è un discorso più complesso e più “politico”.

Per ora limitiamoci ad osservare che l’unico soggetto per il quale il certificato ha valore e significato, è il PRODUTTORE, per tutti gli altri soggetti è solo una presa in giro.

Marcatura o certificazione? Questo è il problema! O no?????

La marcatura CE, obbligatoria nella UE per moltissimi prodotti, significa: garanzia di sicurezza del prodotto su cui viene applicato il marchio CE.

La certificazione CE, obbligatoria solo in alcuni casi, molto più spesso volontaria, dimostra che un campione sottoposto a test, rispetta le norme che lo riguardano, ma nulla dice sulla produzione di serie, proprio quella immessa in commercio.

Come si vede sono due cose molto diverse, la certificazione può far parte della marcatura ed essere contenuta in essa, mentre la marcatura CE NON può essere sostituita dalla certificazione, che riguarda solamente un campione.

Confondere la certificazione con la marcatura significa pensare che se un campione va bene, andrà bene anche tutta la produzione di serie, ma se non esiste un controllo della produzione e della costanza della qualità prodotta, questa ipotesi rimane una pia illusione.

I produttori extra europei, conoscendo la innata propensione degli italiani per i certificati, i timbri, le carte bollate e tutto ciò che “odora” di ufficialità, usano scaltramente i certificati per dimostrare (secondo loro) che tutti i loro prodotti sono sicuri.

Gli importatori, i doganieri, le autorità di controllo, si lasciano spesso ingannare dai certificati, pensando ad esempio che se sono emessi da Organismi europei, sono assolutamente veritieri, il che è corretto, ma è sbagliata la considerazione di partenza, ovvero che il certificato dimostri la sicurezza di un’intera produzione.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, i certificati sono utili, il lavoro degli Organismi Notificati è egregio, a volte la legge impone che i certificati ci siano, ma tutto ciò non significa che un certificato garantisca la produzione di serie, e questo è scritto su tutti i certificati emessi dagli Organismo seri, però…….. Però è scritto in inglese e questo diventa un ostacolo insormontabile per gli operatori italiani, parliamo ovviamente per quelli in buona fede, per quelli in mala fede le cose sono chiarissime, ma hanno altri motivi per volere a tutti i costi i certificati.

Facciamo un ulteriore appello a: consumatori, importatori, doganieri, spedizionieri, autorità di controllo, quando vi presentano un certificato al posto della marcatura CE, pensate che molto probabilmente stanno cercando di imbrogliarvi, magari in buona fede, ma lo stanno facendo.

Chiedete invece il marchio CE, l’etichetta con il nome di un soggetto europeo (non extra europeo) cioè raggiungibile dalle nostre leggi, pretendete la dichiarazione di conformità firmata da un soggetto europeo e se siete Autorità di controllo chiedete il fascicolo tecnico, lasciate perdere i certificati a meno che non vogliate passare per allodole, che si fanno imbrogliare dagli specchietti.