Marcatura CE Macchine

Che cosa rientra nella Direttiva Macchine?

  • le macchine
  • le quasi macchine
  • le attrezzature intercambiabili
  • i componenti di sicurezza
  • gli accessori di sollevamento
  • le catene, funi e cinghie
  • i dispositivi amovibili di trasmissione meccanica

Alcune tipolige di macchine espongono l’utilizzatore ad un elevato rischio di pericolo,  tanto da poter diventare mortali. Queste vengono raccolte nellallegato IV della Direttiva Macchina. Per essere marcate necessitano dell’intervento aggiuntivo, oltra alla normale procedura, di un Organismo Notificato. La documentazione e certificati rilasciati da quest’ultimo NON sono la Marcatura CE.

SOLO per le macchine in allegato IV, come appena accennato, è neccessario ed indispensabile il rilascio di certificati per proseguire con la Marcatura. Quest’ultima in ogni caso E’ SEMPRE D’OBBLIGO.

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Con la marcatura CE non si scherza. E’ un compito ed un obbligo del produttore/importatore. E’ strettamente neccessario sapere come procedere nell’applicazione delle opportune procedure.

Le strade sono due. Potete imparare studiando da autodidatti come applicarla oppure scegliere di farVi aiutare. Una motivo puramente economico, ovvero  conviene di più investire il Vostro tempo per imparare oppure farVi insegnare da chi vi può dare garanzie e chiarezza? Questa decisione spetta SOLO A VOI

La nostra società esegue la marcatura CE e fornisce la consulenza per capire cosa è necessario fare

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L’Italia si salverà? Si! No! Boh!

Proviamo per una volta a dedicare un pò di spazio di questo blog ad un argomento di scottante attualità, legato alla crisi internazionale, alle manovre cioà alla possibilità del Paese Italia di salvarsi o meglio di uscire dalla situazione economica in cui si trova.

Precisiamo che non siamo esperti di nulla e queste sono solo riflessioni personali di un consulente che da 36 anni opera a contatto diretto ed all’interno delle aziende italiane, nei più svariati settori e delle dimensioni da 1 a 300 dipendenti, quindi micro e medio-piccole aziende ( la maggioranza di quelle italiane).

Affermo con nessuna gioia che questa crisi di sistema e soprattutto del sistema Italia, l’avevo prevista da 15 anni e mi sono testimoni i miei clienti, per questa ragione provo a disegnare il possibile quadro futuro di questo Paese che non dico nostro, perchè dal punto di vista della cittadinanza, non sento più mio da molto tempo.

In Italia, vantiamo il maggior numero di aziende certificate secondo il sistema di qualità e la minore qualità reale, e con il termine qualità non intendo belle cose, intendo la capacità di darsi un obiettivo e di saperlo raggiungere al 100, 90, 80 %.

Questa capacità ci manca in modo genetico, quindi non facciamo progetti e se li facciamo non siamo in grado di rispettarli, il simbolo nazionale di questo è la Salerno – Reggio Calabria, ma non è questione di Nord o Sud, su questa incapacità siamo un popolo veramente unito.

Le aziende sono gestite da imprenditori che non conoscono il proprio bilancio e spesso non lo sanno neppure leggere, per questo pensano che il commercialista sia l’interprete di una lingua praticamente sconosciuta che si chiama contabilità e gestione economico-finanziaria.

Anche il più piccolo paesino cinese, viene gestito con la logica del pareggio, le nostre aziende sono interessate solo a quanto possono fare sparire prima della dichiarazione dei redditi.

Ho provato innumerevoli volte a calcolare il costo della “non qualità”, cioè quanto tempo si perde in azienda, non per poca voglia di lavorare dei dipendenti, ma per la confusione creata da chi gestisce, e questo costo non è mai risultato inferiore al 40% dei costi fissi, il che significa molto più alto dell’utile quando l’azienda riesce a farlo. In certi casi il costo della “non qualità” arriva al 75%, cioè per ogni ora pagata agli operatori si fattura 15 minuti, nonostante questo l’azienda realizza utili, perchè è totalmente assente la concorrenza, ma che spreco!

La mia conclusione a tale proposito è stata ed è, che se c’è una cosa che certamente noi italiani non sappiamo fare, è “gestire”, e dal pubblico al privato gli esempi si sprecano: Alitalia, Fincantieri, Ministeri, Tribunali, Regioni, Provincie, Comuni, ed il resto dell’elenco fatelo Voi.

Se tutto ciò non è una mia invenzione o impressione di un momento di malinconia, quale potrebbe essere il futuro dell’azienda Italia? La mia idea ce l’ho chiara ormai da anni e con le dovute eccezioni di eccellenza nel campo creativo, che in quanto eccezioni non fanno norma, la nostra economia sarà destinata a diventare un satellite di quella cinese e/o indiana, cioè le superpotenze economiche che una volta saturati i propri mercati guarderanno fuori dei propri confini ed arriveranno fino a noi.

Uso il verbo arriveranno, perchè se qualcuno pensa che i cinesi in Italia ci siano già, ha le idee un pò confuse. Oggi in Italia ci sono milioni o miliardi di prodotti cinesi e sempre più ce ne saranno, ma questi sono importati da operatori italiani, che alla fine di due o tre passaggi li avranno ricaricati di 10/15 volte, arrivando a far pagare 20.000 € ciò che acquistano a 1.500, furbi no?

Quindi come i polli di Lorenzo, noi continuiamo beatamente a “beccarci” fra noi sia sul piano commerciale che su quello politico per finire a quello fiscale, la regola è sempre la stessa – è il furbo che vince non l’onesto – . Quante volte abbiamo sentito dire anche con orgoglio, che è comunque il risultato che conta.

Ebbene proprio su questa regola, che i cinesi applicano con molta più spregiudicatezza di noi, si baserà il declino della nostra economia, che invece di investire in innovazione (imparare ad usare correttamente il bilancio in tutte le aziende, questa è l’innovazione per l’Italia) guardare al mercato Mondo (quindi conoscere almeno l’inglese, come hanno dimostrato di non sapere i nostri rapppresentanti fino al penultimo governo), pensa al futuro basandosi sulle informazioni captate tra un telegiornale ed un porta a porta, senza mai non dico leggere un saggio di economia o di gestione industriale, ma neppure una romanzo per rilassarsi nel dopo lavoro.

Quindi moderni servi economici dell’impero d’oriente che ci consentiròà un tenore di vita adeguato ( non certo il livello cinese ), ma per fare i prodotti che serviranno al loro mercato, mentre noi felici e creativi useremo e forse mangeremo sermpre più i prodotti del sol levante.

Sono un autolesionista se dico che spero di sbagliarmi?

 

 

 

 

Marcatura CE e Dichiarazione di conformità

La foto della testata ci ricorda che la sicurezza riguarda tutti noi, in  qualsiasi parte del mondo, e la nostra vita può essere messa in pericolo da noi e dagli altri.

La sicurezza dei prodotti che vendi e che acquisti è una priorità assoluta

La sicurezza interessa Tutti e deve essere garantita su tutti i prodotti e confermata con  la Dichiarazione di Conformità

Molti prodotti rientrano in categorie che sono  soggette a direttive e/o norme di prodotto, per questi è necessaria la marcatura CE, ad esempio le macchine, le apparecchiature elettriche, i dispositivi medici, i dispositivi di protezione individuale.

Tutti gli altri prodotti devono rispettare la Direttiva 2001/95/CE e necessitano sempre di Dichiarazione di Conformità

CetN è una società Europea che opera in tutto il mondo

Possiamo fornirVi  informazioni, preventivi e consulenza su tutto ciò che riguarda la Sicurezza dei prodotti. la Marcatura CE, la Dichiarazione di Conformità, il Marchio CE, il Fascicolo Tecnico

Contattaci all’indirizzo info@cetn.eu o al telefono oppure consulta questo sito

I nostri tecnici sono a Vostra disposizione 24hsu 24 e 7g su 7

I prodotti per i quali il marchio CE è obbligatorio

Sono moltissimi i prodotti per i quali il marchio CE è obbligatorio, essi sono individuati da categorie e da famiglie.

 

Di seguito è riportato l’elenco delle categorie e per alcune di esse indichiamo qualche famiglia tra le più importanti, se desiderate maggiori informazioni  potrete richiederle ai nostri tecnici.

Categorie di prodotti

apparecchi a gas

– ascensori

– attrezzature in genere elettriche e non

  • scale da lavoro su macchine
  • attrezzi  elettrici portatili

strumenti di pesatura

– materiali da costruzione

  • sabbia e cemento
  • calcestruzzo
  • pavimenti e colle
  • intonaci e colori
  • travi in legno
  • cancelli e porte in ferro
  • lavandini e lavabi
  • lastre in poliuretano e polistirolo
  • maufatti in calcestruzzo
  • cerniere per porte

dispositivi di protezione individuale DPI

  • camici
  • guanti da lavoro
  • guanti in lattice
  • tappi per le orecchie
  • scarpe da lavoro
  • indumenti da lavoro in genere
  • caschi

– dispositivi medici

– giocattoli

gruppi elettrogeni

recipienti semplici a pressione

– macchine

  • macchine utensili
  • quasi macchine
  • macchine per movimento terra
  • sollevatori anche manuali, funi e carrucole
  • tutti i macchinari con almenno un componente mobile
  • composizione di due o più macchine ognuna marcata CE

apparecchiature elettriche

  • apparecchi di illuminazione
  • elettrodomestici
  • trasformatori
  • componenti elettrici
  • composizione di una o più apprecchiature o componenti, ognuno marchiato CE
  • apparecchi estetici

batterie

  • al litio
  • ad elementi immersi
  • al cadmio, piombo ed altri componenti

apparecchiature funzionanti e di sicurezza funzionanti in atmosfere esplosive

caldaie ad acqua riscaldate con combustibile liquido, solido e gassoso

  • bruciatori
  • stufe a pellet
  • stufe a legna
  • camini e canne fumarie
  • caldaie a pellet ed a legna

imbarcazioni da diporto

compatibilità elettromagnetica

  • caratteristica di tutti i prodotti a funzionamento elettrico
  • caratteristica propria di macchine con parti rotanti

strutture di protezione da caduta di oggetti

strutture di protezione da ribaltamento

terminali di telecomunicazioni

  • telefoni cellulari
  • radio trasmittenti e/o riceventi
  • apparecchiature anche portatili che emettono o ricevono onde elettromagnetiche
  • autovelox

– tosaerba

Marcatura CE: significato e garanzia

La sigla CE significa letteralmente Conformità Europea ed in concreto è il simbolo grafico che viene applicato sul prodotto come dimostrazione del rispetto delle normative vigenti che governano la fabbricazione e l’immissione in commercio del prodotto stesso all’interno della Comunità Europea.

Il marchio CE, se applicato correttamente e non in modo errato, superficiale o addirittura fraudolento, garantisce che il prodotto rispetta in maniera totale le vigenti normative per quel che riguarda la progettazione, la costruzione e l’uso previsto.

Un prodotto con marcatura CE nasce partendo dall’analisi dei rischi sotto tutti i suoi aspetti: l’installazione, l’uso, la manutenzione ed infine lo smaltimento.

Nell’ambito della marcatura CE, il produttore è così in grado di dimostrare, con procedure certe, che durante tutte le fasi produttive si sono prese tutte le precauzioni e accorgimenti per assicurare che le caratteristiche del prodotto rimangano costantemente conformi al progetto e a quanto dichiarato.

Da un prodotto con marchio CE deve sempre essere possibile risalire all’identificazione del singolo pezzo o del lotto di produzione, da qui al produttore, dal produttore ai fornitori e a ogni componente con le relative caratteristiche documentate.

 

Il marchio CE racchiude in se l’implicita dichiarazione che il prodotto ha una progettazione, una documentazione specifica relativa a calcoli, prove, collaudi e talvolta la certificazione che un organismo notificato ne ha accertato la conformità.

Nucleare sicuro?

Molti pensano che abbinare sicurezza e nucleare sia un ossimoro, una contraddizione in termini un controsenso, eppure la storia ci ricorda che tutto può essere sicuro ed insicuro è solo una questione di conoscenza, prevenzione ed etica.

I principi del SIL (System Integrity Level) ovvero Livello di integrità del Sistema, sono noti ormai da molto tempo, almeno ai tecnici che si occupano di sicurezza e se applicati correttamente dalla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione degli impianti nucleari,  come di altri sistemi complessi, problemi come quelli del Giappone o della Russia, per citare solo i più noti, non si verificherebbero.

I problemi ed i pericoli non dipendono da questi metodi  che esistono, e possono garantire integrità di sistemi fino a 100.000 anni,  ma dal fatto che chi li deve mettere in pratica è l’UOMO.

I tecnici Giapponesi o quelli Russi o Americani, conoscono  certamente i criteri di sicurezza imposti dalla attribuzione del SIL in un impianto, però il loro lavoro e le loro scelte sono stati condizionati altri i criteri, quelli della convenienza economica per gli investitori.

Il SIL 4, garantisce che per 100.000 anni non si romperà nulla in un intero impianto complicato come una centrale termo elettrica o nucleare.

Applicare il SIL 4 vuol dire adottare sistemi costruttivi che rendono economicamente svantaggioso il nucleare a favore dello sviluppo delle fonti energetiche alternative rinnovabili e quindi cosa si sceglie? Di trascurare il SIL e fare impianti meno sicuri.

Lo sfruttamento del nucleare, del petrolio e dell’acqua di alta quota, consentirebbe solo a pochi di accedere alla produzione di energia e quindi allo sfruttamento economico di queste risorse, le energie rinnovabili (sole vento) sono a disposizione di tutti e non consentono la creazione di monopoli, quindi i grandi capitali decidono attraverso i governi per tutti noi e scelgono ciò che fa comodo a loro, magari eliminando i referendum popolari.

I problemi non sono le invenzioni o le scoperte dell’uomo, ma l’uso che ne fa qualcuno non proprio disinteressato.

Il fuoco è fondamentale per la nostra vita, ma la natura scatena una minima parte di incendi, laddove si crea uno squilibrio, tutti gli altri incendi dipendono dall’incuria e dalla disonestà dell’uomo.

La polvere da sparo ha modificato profondamente la nostra vita, ma l’uomo ha pensato bene di utilizzarla per le armi e non solo per i fuochi d’artificio, e gli effetti delle guerre non sono certo naturali, ma solo il frutto della mente deviata di pochi uomini.

In tutto questo cosa c’entra il marchio CE? Anche il marchio CE come il SIL, tratta di sicurezza, delle macchine, delle apparecchiatura, dei prodotti che riguardano tutti noi.

La sicurezza MASSIMA interessa a TUTTI e TUTTI dovremmo essere impegnati nella ricerca e nel rispetto della massima sicurezza, la dobbiamo richiedere quando si tratta di ciò che ci tocca direttamente, e quando dobbiamo fare le scelte che riguardano sia noi che le generazioni future.

La nostra sicurezza dipende prima di tutto da NOI!

2001/95/CE – Direttiva trascurata

La Direttiva 2001/95/CE,

recepita in Italia con il D.Lgs. 172 del 21 Maggio 2004, rappresenta uno dei più importanti documenti per tutti i consumatori.

Infatti questa direttiva si occupa della sicurezza di tutti i prodotti, ma proprio tutti i prodotti che vengono immessi in commercio (“immessi in libera pratica“).

I soggetti che immettono i prodotti “in libera pratica” possono essere identificati come: il produttore (all’interno della Comunità Europea), il mandatario del produttore (produttore esterno alla Comunità Europea), l’importatore, che ovviamente risiede all’interno della Comunità e i distributori. Tutti questi soggetti sono tenuti a verificare che i loro prodotti (quindi sia costruiti che acquistati) rispettino la direttiva 2001/95/CE o il Decreto Legislativo, se il prodotto è venduto in Italia.

Solo questi sono i soggetti giuridici che hanno l’obbligo di attuare tutte le procedure previste dalla legge.

I consumatori, d’altra parte, devono pretendere che queste leggi siano rispettate. La legge prevede che ci sia sempre un manuale di istruzioni che accompagna il prodotto, che sia un volume o un semplice foglietto illustrativo non importa.

Ciò che è fondamentale è che sia scritto in italiano e che ci siano le principali indicazioni del e sul prodotto (soprattutto l’uso che, potrà sembrare incredibile, a volte non è scritto e non si riesce a capire a cosa serva un certo oggetto!). In mancanza di tale assolvimento, si può contestare il prodotto e ci si può rifiutare di corrisponderne il pagamento.

UN PRODOTTO INCOMPLETO (ovvero senza istruzioni in italiano, senza etichetta con i  dati essenziali e senza luogo di origine) VA CONTESTATO E NON SI PAGA!

Se poi il prodotto fosse anche soggetto al rispetto di Direttive di categoria, deve anche essere marcato CE: anche l’assenza del Marchio CE giustifica la contestazione.

Al solito ignoti

L’Italia riscuote un grandissimo successo per ciò che riguarda questa categoria: infatti se qualcosa ci appartiene è proprio la mancanza di conoscenza nei confronti delle informazioni più importanti che riguardano tutti.

Tralasciando, poi, le norme che regolano il passaggio delle merci nelle dogane (che a quanto pare risultano più oscure dei Tarocchi) tratteremo invece delle leggi sulla sicurezza dei prodotti.

Il Decreto Legislativo 172 del 21 Maggio 2001 e la Direttiva 2001/95/CE (insoliti ignoti) disciplinano in modo chiaro e inequivocabile la sicurezza di tutti i prodotti immessi in commercio nell’Aera Economica Europea e quindi anche nel nostro Paese.

Niente e nessuno è escluso dall’applicazione degli obblighi previsti da queste leggi!

Nel caso i prodotti commercializzati cadano sotto direttive specifiche, ebbene queste intervengono in maniera più restrittiva. Nessuna, però, riduce i vincoli che esse impongono.

Perciò, anche se il vostro prodotto non deve sottostare alle direttive che prevedono la marcatura CE, non crediate di essere esonerati da qualsiasi onere, perché dovrete sempre e comunque rispettare i dettami della Direttiva 2001/95/CE ed il D.Lgs. 172 del 21 Maggio 2004.

Il mancato rispetto di queste direttive comporta delle sanzioni che sono identiche a quelle per il mancato rispetto delle direttive sul marchio CE.

Dilettanti allo sbaraglio

Il nostro desiderio è quello di sensibilizzare i nostri lettori e i partecipanti al nostro blog nei confronti delle informazioni che si possono trovare oggi in internet. Il pericolo è quello di trovare informazioni sbagliate e fuorvianti, in proporzione alla reperibilità delle informazioni stesse che si trovano nel web.

Le notizie trovate possono indurre a fare tutto da se, grazie anche all’ausilio di softwares pre-impacchettato, all’apparenza economico, che aiuterebbe il lettore a redigere tutta la documentazione necessaria per la marcatura CE.

Questo sarebbe come pensare di saper cantare solo perché si tiene un microfono in mano!

L’analisi dei rischi è una questione complessa e diversi episodi di cronaca più o meno recente ci ricordano di tanto in tanto che perfino gli esperti mondiali sbagliano. Pensate davvero che un neofita possa fare di meglio? Che cos’è infatti l’esperienza se non la somma di tutti gli errori commessi?

Per ottenere una corretta analisi dei rischi non è sufficiente neppure la lettura di tutto il nostro blog, né i programmi a “buon mercato” che in molti propongono. Riteniamo che, però, perfino il termine “buon mercato” sia relativo, dal momento che pagare anche poco per non avere nulla in cambio sia comunque uno spreco.

Gli ideatori delle norme di queste analisi consigliano la costituzione di gruppi di lavoro composti da tecnici qualificati provenienti da diversi settori che indagano le caratteristiche del prodotto seguendo le relative metodologie indicate.

Diffidate dalle semplificazioni e dai pacchetti pre-confezionati: questo evento costituisce il fondamento per i criteri di sicurezza del prodotto stesso e quindi salvaguarda la vita di coloro che opereranno con i prodotti (macchine, apparecchiature, costruzioni, ecc).

Ritenete che sia il caso di andare allo sbaraglio?

Dogane? aaaaaaargh? II

Come per i film, gli spunti per nuovi episodi non mancano di certo. Proseguiamo così la saga delle storie di dogane, ovviamente sempre in materia di marcatura CE e importazioni, riportandovi un nuovo scambio tra un cliente ed un ufficio doganale.

Sia che abbiate letto il primo articolo oppure no, riteniamo che la cosa si commenti da sola. Tuttavia non possiamo resistere ne faremo lo stesso uno!

Testo richiesta:

faccio la domanda :..Per una spedizione che arriva da fuori Europa, precisamente da Hong Kong , chi e” da ritenersi responsabile per il contenuto della spedizione se la stessa spedizione rimane ferma presso i magazzini della dogana e non viene sdoganata , quindi non viene immessa in libera pratica ? .. ..

Testo risposta:

Gentile signor Regalo Dinatale,

in relazione al suo quesito, dovrà rivolgersi all’Ufficio doganale territorialmente competente. Proveniendo la sua richiesta da Xxxx, all’ Ufficio delle Dogane di XXXX –  Corso De Piscopo, 3 – 00122 Xxxx – Telefoni 0039  00000000 – omissis – omissis  e-mail dogane.xxxx@agenziadogane.it

Area Assistenza ed Informazione agli Utenti: Telefono omissis – Fax omissis

e-mail dogane.xxxx.urp@agenziadogane.it Distinti saluti

Evidentemente secondo chi scrive questa risposta, non esiste una spiegazione unica e assoluta per tutta l’Italia, ma è necessario rivolgersi all’ufficio territoriale che, a sua volta, darà la sua spiegazione.

Una volta, uno spedizioniere ha detto ad un nostro cliente che i passaggi in dogana delle merci dipendono dal singolo doganiere: ci veniva da ridere.

Ora, vedendo che è questa è la prassi, ci viene da piangere.