L’Italia si salverà? Si! No! Boh!

Proviamo per una volta a dedicare un pò di spazio di questo blog ad un argomento di scottante attualità, legato alla crisi internazionale, alle manovre cioà alla possibilità del Paese Italia di salvarsi o meglio di uscire dalla situazione economica in cui si trova.

Precisiamo che non siamo esperti di nulla e queste sono solo riflessioni personali di un consulente che da 36 anni opera a contatto diretto ed all’interno delle aziende italiane, nei più svariati settori e delle dimensioni da 1 a 300 dipendenti, quindi micro e medio-piccole aziende ( la maggioranza di quelle italiane).

Affermo con nessuna gioia che questa crisi di sistema e soprattutto del sistema Italia, l’avevo prevista da 15 anni e mi sono testimoni i miei clienti, per questa ragione provo a disegnare il possibile quadro futuro di questo Paese che non dico nostro, perchè dal punto di vista della cittadinanza, non sento più mio da molto tempo.

In Italia, vantiamo il maggior numero di aziende certificate secondo il sistema di qualità e la minore qualità reale, e con il termine qualità non intendo belle cose, intendo la capacità di darsi un obiettivo e di saperlo raggiungere al 100, 90, 80 %.

Questa capacità ci manca in modo genetico, quindi non facciamo progetti e se li facciamo non siamo in grado di rispettarli, il simbolo nazionale di questo è la Salerno – Reggio Calabria, ma non è questione di Nord o Sud, su questa incapacità siamo un popolo veramente unito.

Le aziende sono gestite da imprenditori che non conoscono il proprio bilancio e spesso non lo sanno neppure leggere, per questo pensano che il commercialista sia l’interprete di una lingua praticamente sconosciuta che si chiama contabilità e gestione economico-finanziaria.

Anche il più piccolo paesino cinese, viene gestito con la logica del pareggio, le nostre aziende sono interessate solo a quanto possono fare sparire prima della dichiarazione dei redditi.

Ho provato innumerevoli volte a calcolare il costo della “non qualità”, cioè quanto tempo si perde in azienda, non per poca voglia di lavorare dei dipendenti, ma per la confusione creata da chi gestisce, e questo costo non è mai risultato inferiore al 40% dei costi fissi, il che significa molto più alto dell’utile quando l’azienda riesce a farlo. In certi casi il costo della “non qualità” arriva al 75%, cioè per ogni ora pagata agli operatori si fattura 15 minuti, nonostante questo l’azienda realizza utili, perchè è totalmente assente la concorrenza, ma che spreco!

La mia conclusione a tale proposito è stata ed è, che se c’è una cosa che certamente noi italiani non sappiamo fare, è “gestire”, e dal pubblico al privato gli esempi si sprecano: Alitalia, Fincantieri, Ministeri, Tribunali, Regioni, Provincie, Comuni, ed il resto dell’elenco fatelo Voi.

Se tutto ciò non è una mia invenzione o impressione di un momento di malinconia, quale potrebbe essere il futuro dell’azienda Italia? La mia idea ce l’ho chiara ormai da anni e con le dovute eccezioni di eccellenza nel campo creativo, che in quanto eccezioni non fanno norma, la nostra economia sarà destinata a diventare un satellite di quella cinese e/o indiana, cioè le superpotenze economiche che una volta saturati i propri mercati guarderanno fuori dei propri confini ed arriveranno fino a noi.

Uso il verbo arriveranno, perchè se qualcuno pensa che i cinesi in Italia ci siano già, ha le idee un pò confuse. Oggi in Italia ci sono milioni o miliardi di prodotti cinesi e sempre più ce ne saranno, ma questi sono importati da operatori italiani, che alla fine di due o tre passaggi li avranno ricaricati di 10/15 volte, arrivando a far pagare 20.000 € ciò che acquistano a 1.500, furbi no?

Quindi come i polli di Lorenzo, noi continuiamo beatamente a “beccarci” fra noi sia sul piano commerciale che su quello politico per finire a quello fiscale, la regola è sempre la stessa – è il furbo che vince non l’onesto – . Quante volte abbiamo sentito dire anche con orgoglio, che è comunque il risultato che conta.

Ebbene proprio su questa regola, che i cinesi applicano con molta più spregiudicatezza di noi, si baserà il declino della nostra economia, che invece di investire in innovazione (imparare ad usare correttamente il bilancio in tutte le aziende, questa è l’innovazione per l’Italia) guardare al mercato Mondo (quindi conoscere almeno l’inglese, come hanno dimostrato di non sapere i nostri rapppresentanti fino al penultimo governo), pensa al futuro basandosi sulle informazioni captate tra un telegiornale ed un porta a porta, senza mai non dico leggere un saggio di economia o di gestione industriale, ma neppure una romanzo per rilassarsi nel dopo lavoro.

Quindi moderni servi economici dell’impero d’oriente che ci consentiròà un tenore di vita adeguato ( non certo il livello cinese ), ma per fare i prodotti che serviranno al loro mercato, mentre noi felici e creativi useremo e forse mangeremo sermpre più i prodotti del sol levante.

Sono un autolesionista se dico che spero di sbagliarmi?

 

 

 

 

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *